A Porta Vercellina, sulle orme dei Pellegrinaggi medievali.

È una piacevole consuetudine di CSA Petrarca Onlus organizzare periodicamente la “Pedalata tra storia e natura, un suggestivo ed inedito viaggio della memoria tra chiese, borghi, cascine e fontanili dell’antica Porta Vercellina che, assieme alle altre cinque Porte, era il fulcro dell’ordinamento civile e militare della città nello splendore comunale di Milano del XII secolo. Questo decentramento, che garantiva un’attenzione capillare alle diverse popolazioni, fu la ‘chiave di volta’ della grandezza di Milano, in cui non esisteva un unico centro ma sei centri autonomi. Ognuna delle sei Porte partiva dal Broletto e comprendeva la regione oltre le mura fuori città, lungo le vie verso il contado. La Porta rappresentava il cuore pulsante del Comune e si distingueva con vessilli ed insegne proprie. Porta Vercellina aveva gli stessi colori che hanno ispirato lo stemma del Municipio 7: ‘superius rubram, inferius albam’ ovvero il rosso e l’argento (in araldica bianco) che simboleggiano rispettivamente la nobiltà e il popolo.

A ricordo di Porta Vercellina, che ha mutato nome in Porta Magenta nel 1859, è rimasto un tratto della strada Vercellina fino a piazza Piemonte, divenuto corso Vercelli dal 1878.

 

Il nostro itinerario parte dalla colonna che sostiene la statua dedicata a Maria di Magdala (Maddalena) in piazza De Angeli, l’ultima memoria fisica di un luogo che porta nella sua storia il toponimo La Maddalena. Le narrazioni evangeliche delineano la figura di Maria Maddalena che, assieme a Maria madre di Gesù e Maria di Cleofa, rimase presente alla morte e alla deposizione di Cristo nella tomba ad opera di Giuseppe di Arimatea. Fu ancora lei, di primo mattino nel primo giorno della settimana, ad andare al sepolcro, portando unguenti per ungere la salma, divenendo così prima testimone della Resurrezione e guadagnandosi l’appellativo di “Apostola degli Apostoli”. Il rione “La Maddalena” era un prospero borgo agricolo, nonostante le ricorrenti inondazioni della Vepra, l’antico nome con cui era conosciuto l’Olona. Nel periodo dei Pellegrinaggi medievali (XII-XIII sec.) viene attestato, nei pressi della colonna, l’hospitale della Maddalena, un ospizio al crocevia di percorsi di transito di pellegrini. La colonna recante la statua della Maddalena, fu eretta da San Carlo Borromeo al tempo della terribile pestilenza che colpì il territorio milanese nel biennio 1576-1577. Poiché nel periodo di quarantena era vietato uscire dalle case, in varie piazze vennero organizzati altari, colonne votive, per la celebrazione delle messe. L’antico hospitale venne soppresso e ricordato in un altare della chiesa di San Pietro in Sala. Nel 1896 alla “Maddalena”, venne edificata la fabbrica tessile De Angeli Frua, uno dei principali centri dell’industria tessile italiana. Dal 1880 il mitico “Gamba de legn”, la tranvia interurbana a vapore, attraversava questo rione fino all’ultima corsa effettuata il 31 agosto 1957. Negli anni Cinquanta la fabbrica si spostò e lasciò vuota l’area, lasciando il posto ad un nuovo e moderno quartiere. “La Maddalena” divenne piazza De Angeli.

 

Procediamo sulla “strada Vercellese”, l’odierna Via Novara, fino a trovare, occultato dalle case incombenti di via Molinazzo, un monumento citato più volte dalle pergamene della Canonica di Sant’Ambrogio. Qui, nei pressi di viale Aretusa, è ancora visibile una chiesetta oggi privata, di aspetto nobile e possente nonostante le dimensioni ridotte. È quanto resta dell’hospitale Sancti Jacobi Zebedei Rathocanum (San Giacomo al Ristoccano). Un testamento del 1152 l’accomuna ai monaci cavalieri di S. Maria del Tempio e l’hospitale di S. Croce. Il Ristoccano era un corso d’acqua che raccoglieva diversi fontanili: le pergamene del tempo lo descrivono attorniato da cascine con mulini, da cui il toponimo sopravvissuto “Molinazzo”. San Giacomo al Ristoccano è legata all’antica Infernum (l’odierna Linterno), molto tempo prima del suo più celebre ospite: Francesco Petrarca, come risulta da un documento testimoniale del 1207. Atti di visite pastorali documentano che la stessa chiesa, nel secolo XVII era dedicata ai Santi Giacomo e Donato; infine ai Santi Filippo e Donato.

 

Nuova suggestiva sosta alla Cascina Torrette di Trenno (Cassina i Torrett) in via Cenni tra la Caserma Santa Barbara e il deposito ATM di via Novara, anticamente attigua alla strada consolare romana “ad Novarium” e il cui nome deriva dalla presenza di una torretta di guardia romana sorta attorno al cippo che delimitava il terzo miglio (il secondo miglio corrispondeva al borgo di San Pietro in Sala).

Nel ‘700 la cascina era di proprietà dei Padri Barnabiti. Nel 2011 si è interrotta la secolare attività agricola, e con essa il prezioso “Museo della fatica” che raccoglieva immagini e strumenti di lavoro, oltre ad un cimelio della II Guerra di indipendenza lasciato nel 1859 dal passaggio delle truppe sabaude e francesi dopo la battaglia di Magenta. La nuova gestione della Cascina è stata affidata a MARE Culturale Urbano, un centro internazionale di innovazione, con l’intento di coniugare la cultura locale con la ricerca contemporanea in un ambito creativo. Il restauro, molto curato, è stato realizzato nel rispetto delle linee originali. All’interno della cascina, si nota un affresco del ‘500 ben restaurato, raffigurante la Madonna col Bambino.

 

Grandi spunti di carattere storico e culturale emergono nella successiva sosta al Borgo antico di Quarto Cagnino, uno dei nuclei urbani più caratteristici del Municipio 7 e dell’intera città. Il borgo ha origini che si perdono nella notte dei tempi: deve infatti il suo nome a “quartum castrum” che indicava il quarto miglio della strada consolare romana diretta nelle Gallie. All’epoca dei Pellegrinaggi medievali, il suo “castrum” in muratura costituiva un sicuro punto di riferimento per i viandanti che, volendo evitare la grande città e relativo pedaggio, si ricongiungevano con il percorso tradizionale della Via Francigena, importante itinerario di pellegrinaggio che attraversava l’Europa da Canterbury verso Roma e la Terrasanta. Nonostante un’edilizia poco rispettosa delle sue antiche vestigia, nel borgo sopravvivono deliziosi cortili con la presenza di antiche colonne. Nel cuore del borgo la caratteristica colonna sormontata da una croce ci ricorda che anche in quel luogo esisteva un lazzaretto, forse precedente a quello della grande peste, probabilmente risalente all’Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme, per la cura dei lebbrosi e dell’accoglienza dei cavalieri di altri ordini che avevano contratto questa grave malattia.

 

Da questo punto in poi, grande protagonista diventa il Parco delle Cave (Parco Petrarca). Dopo un approfondito focus sui fontanili e le marcite che costituiscono un museo vivente del contado medievale, questo nostro percorso della Memoria si conclude presso Linterno/Infernum, monumento storico legato a Francesco Petrarca di eccezionale interesse culturale e turistico, per cui la nostra associazione ha speso enormi energie nella battaglia a difesa del nucleo più antico e degradato: la dimora del Poeta. A nostro avviso il suo recupero conservativo ad opera di un team del Politecnico, nonostante la cospicua dote per lo scomputo urbanistico, di conservativo ha ben poco, e salta subito all’occhio il paragone con il felice restauro di Torrette di Trenno. La storia di Infernum inizia molto prima di Petrarca, all’epoca dei Pellegrinaggi medievali, quando era insediamento rurale di una comunità monastica, verosimilmente gli stessi fratres templari dell’hospitale di San Giacomo al Ristoccano da cui dipendeva. La novità che è nostro orgoglio comunicare alla cittadinanza è costituita dalle fonti di archeologia medievale scoperte nel nucleo storico a seguito dei nostri esposti giudiziari e ministeriali; le imprese araldiche viscontee affrescate, di cui non c’erano tracce nel progetto iniziale di recupero, sono state riportate alla luce, anche se purtroppo senza il dovuto restauro. Irrecuperabile, invece, la ‘Colombina’, importante testimonianza storica senza protezione e troppo vicina al camino abusivo al piano terreno. À bon droit’ (A buon diritto) è il motto che si accosta a quest’impresa, ideata dal Poeta per Gian Galeazzo Visconti e la colomba della pace è il simbolo ideale per il rientro di Francesco Petrarca nella sua dimora prediletta. In questa prospettiva, CSA Petrarca Onlus ha presentato al Comune di Milano un’idea progettuale con importanti sbocchi turistici: il Museo interattivo, spazio culturale e di incontro in un luogo d’ingresso tra città e campagna. Sarà uno spazio multimediale che accompagnerà il visitatore in un affascinante viaggio nel Medioevo in compagnia del Cantore di Laura.

 

Massimo de Rigo e Simone Sellerio – CSA Petrarca Onlus – www.csapetrarca.it

TEMPLARI. Cavalieri della Fede

Anno Domini 1118. Guglielmo di Tiro, arcivescovo di quella città dal 1174, nel suo resoconto delle prime crociate, scrive: “… nel 1118 alcuni pii nobili timorosi di Dio, del rango di cavalieri, e devoti al Signore, al cospetto del patriarca si votarono al servizio di Dio come regolari canonici. I primi e i più illustri tra questi furono Hugues de Payns e Geoffroy de Saint-Omer (Hugo de Paganis et Gaufredus de Sancto Aldemaro) …”. Quindi, per Guglielmo di Tiro, nel 1118 nove cavalieri presero l’impegno di porsi al servizio di Dio, in una sorta di confraternita laica, di fronte al patriarca di Gerusalemme. Giurano di osservare i voti monastici di castità, povertà e obbedienza e difendere con le armi i cristiani in viaggio verso la Terrasanta. La preghiera e la spada contraddistinguono i Poveri Cavalieri di Cristo. Baldovino II, il Re di Gerusalemme, impressionato dall’ardimento e dalla vocazione del gruppo, concede loro alloggio in una ala del Palazzo Reale, posto sull’immensa spianata ove un tempo sorgeva l’imponente Tempio di Re Salomone. Divenuti custodi di quello che, dopo il Santo Sepolcro, era il luogo sacro più importante di Gerusalemme, i cavalieri assunsero presto la denominazione di “Milites Templi, Templarii”.

A 900 anni dal leggendario giuramento dei primi nove Templari, il CSA Petrarca propone la sesta Giornata di Studi sull’Ordine Templare, nella magica cornice di Morimondo, che si ricollega al mistero dei Poveri Cavalieri di Cristo.

Lucia Zémiti descriverà l’architettura simbolica templare con proprie caratteristiche riconoscibili.

Roberto Gariboldi metterà a fuoco una figura del declino templare: Ruggero da Flor, un monaco guerriero che vedrà la caduta dell’ultima città cristiana in Terrasanta, corsaro e infine conte a Costantinopoli.

Massimo de Rigo affronterà il tema della fondazione dell’Ordine dei Templari indagando sulle origini del suo fondatore: Hugues de Payns, cavaliere franco originario di Payns, oppure Hugo de Paganis, originario di Nocera dei Pagani in provincia di Salerno?

Introduzione 1118 – 2018 ‘Le Origini’

Lucia Zèmiti 
Architettura simbolica templare

Roberto Gariboldi 
Dalle glorie dell’origine alla tragedia finale: Ruggero da Flor, templare e pirata

Massimo de Rigo
 Hugo de Paganis cavaliere di Campania fu il fondatore dei Cavalieri Templari?

https://www.partecipami.it/calendar/event/1/7291

Info: Massimo de Rigo 339 4448574  derigomassimo@gmail.com – Lucia Zémiti 328 9272193 pirula8@yahoo.com

L’IMPERO DELL’EFFIMERO. La moda rivisitata

Impero dell’effimero: un ossimoro, impero rimanda subito alla forza del potere, alla solidità, alla durata, effimero invece ci fa pensare alla caducità, alla fragilità, alla cosa che dura poco, evanescente.

Bisogna dire che Renato Bosoni, fotografo di lunga esperienza, ha scelto questo titolo con estrema precisione, il mondo della moda è sicuramente un impero, economico e di bellezza, ma rappresenta splendidamente l’effimero, cosa c’è di più effimero di un abito oppure di un accessorio creato da uno stilista?

Renato ha girato per Milano fotografando le vetrine dei maggiori stilisti italiani e stranieri e poi le ha reinterpretate elaborandole, aggiungendo o togliendo qualcosa a secondo dei casi, mostrandoci con queste foto non foto un nuovo aspetto di questo effimero impero.

Fashion, glamour, lusso, stile, creatività e arte, perché la creazione di moda è certamente arte, qui subiscono un trattamento nuovo, originale che vogliono mostrarci proprio la sostanza dell’effimero, di come questo genere di bellezza sia quasi una illusione fugace, ma comunque degna di essere immortalata in una nuova visione.

Renato Bosoni trasporta parte delle fotografie su tela e altre invece le lascia su normale carta fotografica, sempre però elaborando la foto originale, spesso irriconoscibile, per donarci una nuova illusione e per farci pensare.

In questa mostra Renato associa suo figlio Fabrizio, anche lui fotografo promettente, sulle orme del padre per originalità e professionalità.

Lusiroeula de Quart e al Boscoincittà

Esperienza memorabile nella quale il silenzio e il buio maggioravano i sensi a contatto con le vispe lucciole. Colgo l’occasione per ringraziare sentitamente l’organizzazione e i volontari, perché hanno gestito un centinaio (se non più) curiosi visitatori sia orientandoli, sia deliziandoli con spiegazioni chiare e appassionate. Infine: Gentile Sig. Massimo de Rigo, grazie alla qualità del Suo operato, sono certa che le prossime generazioni si attiveranno per continuare a proteggere il patrimonio storico-culturale presente presso la Cascina Linterno! Grazie!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Casa Petrarca, la Solitudine del poeta ritrovata

di Massimo de Rigo, CSA Petrarca Onlus

 

Damnatio memoriae è una locuzione in lingua latina che significa letteralmente “condanna della memoria”, decretata in Roma antica per cancellare ogni ricordo di figure scomode. Al contrario, il monumento (dal lat. “monumentum” ricordo) è un’opera a celebrazione di persone illustri.

Villa Linterno vive una psicosi schizofrenica: è monumento nazionale vincolato (DM 9.3.99) quale dimora agreste di Francesco Petrarca, eppure subisce la delirante Damnatio memoriae del suo personaggio più illustre. Una sola associazione, CSA Petrarca Onlus, si è fatta carico di tutelarne il Vincolo nel suo nucleo storico (che noi chiamiamo Casa Petrarca). La battaglia di civiltà si è rivelata un’odissea dai risvolti inquietanti per lo sbarramento di un fronte trasversale organizzato che ha intralciato la nostra azione, senza la quale non ci sarebbero più tracce della memoria milanese di Petrarca. Pochi sanno che nella nostra città il Poeta e precursore dell’Umanesimo visse un lungo periodo che copre la maturità della sua vita. Nella quiete agreste del contado, la “Solitudine di Linterno”, riposava dagli impegni di ambasciatore dei Visconti e dalla frenesia che già allora perseguitava la vita di Milano. Delle sue dimore milanesi, Linterno, chiamata fino al ‘600 Infernum toponimo longobardo dal tedesco “fern”, lontano (fondo lontano) è l’unica miracolosamente in piedi grazie all’amore di tanta brava gente che si è passata il testimone della sua difesa per generazioni. Grazie all’abnegazione dedicata a Linterno per tutta la vita da Franco Zamboni, l’agricoltore recentemente scomparso, sopravvive anche il suo antico territorio rurale: stradine, fontanili e marcite rimasti intatti, le stesse atmosfere e i profumi come ai giorni di Petrarca. Nel 1994, quando conobbi casualmente questo luogo in degrado, c’erano tutti i permessi per un devastante “progetto di recupero”, pianificato per demolire l’antico gioiello e sostituirlo con un complesso residenziale, senza che nessuno muovesse un dito. Seguì la battaglia ad oltranza con un gruppo di volontari tesi a difenderla dalla demolizione; una giunta comunale onesta e Linterno fu salvata in extremis dalle ruspe. Almeno, restò in piedi. Quindi, un’azione concertata del nostro gruppo culturale alla riscoperta di documenti, lettere, incunaboli che la identificarono nei secoli come la dimora prediletta di Petrarca. La compianta Annamaria Ambrosioni (Direttore del dipartimento di studi medioevali dell’Università Cattolica di Milano) ci guidò al ritrovamento della pergamena “Carta Investiture” del 1154, prima fonte sul binomio “Infernum/Linterno” presso l’Archivio della Canonica di Sant’Ambrogio. Alla Biblioteca Laurenziana di Firenze, riscoprimmo la lettera autografa di Petrarca  (Variae 46) “Papiae vicesimus juni ad vesperam raptim” all’amico Modius de Modiis, in cui descrive “Infernum” quale luogo di pace per la sua anima contemplativa. Convegni, giornate di studio, pubblicazioni, il coinvolgimento della scuola “Benedetto Marcello” e dell’Assessore alla Cultura Philippe Daverio, culminarono nel Decreto ministeriale che la vincola come monumento nazionale. Un Vincolo benedetto che tuttora la protegge, essendo censita B2 (edificabile). Nel giugno 2010 pareva fatta: tante battaglie, manifestazioni, petizioni portarono alla meta dell’acquisizione pubblica. L’ultimo proprietario, il mecenate Claudio De Albertis, vincolò un milione di euro al suo restauro. Da questo momento Casa Petrarca entrò nel delirio della Damnatio memoriae. La delibera comunale di recupero, se offriva ampi spazi agli Amici della Linterno, nascondeva tra le pieghe una mela avvelenata: l’oscuramento di ogni riferimento al Poeta e il raschiamento irreversibile delle pareti medievali con le decorazioni sottostanti descritte da più fonti storiche. Contro questo crimine, il gruppo culturale all’origine del Vincolo tranciò il cordone ombelicale e proseguì la sua azione nel CSA Petrarca. Da quel momento iniziò a soffrire le pene del suo toponimo originale: l’Inferno. Sulla dimora petrarchesca esiste un’eccezionale quantità di fonti, che abbiamo raccolto e pubblicato negli anni con il plauso del mondo della Cultura. Sono fonti biografiche, a partire dal primo incunabolo nel centenario della morte del Poeta, realizzato da Pier Candido Decembrio, segretario ducale con libero accesso agli archivi, figlio di Uberto Decembrio, già segretario ducale e conoscente del Poeta. Rispetto alle altre 4 dimore principali petrarchesche (Arezzo, Fontaine de Vaucluse, Selvapiana e Arquà) il nucleo più antico di Linterno è la testimonianza più genuina di Petrarca giunta ai giorni nostri. Nei nostri sogni doveva essere la Perla di Milano nell’ambito di Expo 2015, avendo tutte le condizioni per diventare un centro culturale internazionale: proprietà pubblica, fondi per il restauro e un bel progetto aperto al futuro nell’evento di richiamo mondiale, attraverso uno sponsor e i volontari del Touring Club, a costo zero per le casse comunali. Tutto rimase lettera morta. La Damnatio memoriae si accentuò in occasione del progetto di recupero, da parte di uno staff del Politecnico costato circa mezzo milione di euro (un terzo del budget complessivo). Tutto l’immobile fu analizzato per due anni con costose apparecchiature ma nella relazione progettuale furono ignorate le nostre segnalazioni, oscurata l’essenza del Vincolo, le preziose decorazioni latenti del nucleo antico, omologato con la parte più recente. Addirittura i progettisti si inventarono, per il recupero di un camino abusivo, una canna fumaria che taglia arbitrariamente una parete affrescata. Grazie ai nostri esposti giudiziari e ministeriali, il progetto fu modificato in corso d’opera, un’équipe di restauratori riportò alla luce gli affreschi, definendo l’ambiente “Dimora agreste di pregio” con una storia esclusiva. La tracotanza al potere se ne guardò bene dal fare autocritica e oscurò ai milanesi la scoperta delle imprese araldiche di Casa Petrarca, di cui esemplare è la “Razza”, il sole raggiante visibile sulla vetrata absidale del Duomo ed emblema dei Visconti. La “Razza”, pur senza il dovuto restauro, emerge nel suo splendore a Casa Petrarca assieme ad altre decorazioni a “mezzo fresco”. Qui si respira l’Umanesimo di Petrarca. Irrecuperabile, purtroppo, la “colombina” altro simbolo affrescato troppo vicino al camino abusivo, ideato da Petrarca per il giovane Gian Galeazzo Visconti quale emblema augurale per le nozze con Isabella di Valois.

Il nodo culturale è questo: Linterno è un vero, autentico luogo della memoria e Francesco Petrarca è un riferimento universale. In qualsiasi altro Paese, basterebbe il sospetto della presenza del Poeta per coinvolgere tutte le istituzioni. Da noi perdura, nonostante il Vincolo e la certezza storica, l’infernale accanimento della Damnatio memoriae che ci auguriamo venga approfondita da una procura. La chiave di lettura potrebbe essere l’immenso valore immobiliare di Linterno e dei suoi terreni privati, tra il Parco delle Cave e la ghiotta area del Centro Sportivo Kennedy che rendono Petrarca e il Vincolo ostacoli alla strategia edificatoria. Concludo con l’ultimo saluto di Luigi Zanzi (1938-2015) docente della metodologia delle scienze storiche nelle università di Genova e Pavia. “Mi sta a cuore rinnovare a tutti Voi del CSA Petrarca la mia più cordiale gratitudine. Mi sento veramente coinvolto in amicizia nella Vostra Associazione che tiene viva strenuamente la memoria di Francesco Petrarca in Milano. Speriamo, e Ve lo auguro con tutte le mie forze, che si riesca a rimediare alla vergognosa ignoranza con cui la città di Milano sta inerte nei confronti di questa, che potrebbe essere una delle grandi ‘rinascite’ di una Milano attenta al suo grande passato culturale. Grazie ancora di cuore”.

Lusiroeula al Bosco in Città   

Mercoledì 13 giugno 2018 ore 21
Ritrovo presso la palestra SEF Mediolanum,
Via Ponte del Giuscano, 1/2 – Milano Figino

Partenza alle ore 21.15
Visiteremo il Laghetto delle Ninfee, il giardino d’acqua e l’hotel degli insetti,
in compagnia delle Lucciole del Boscoincittà.
Rientro previsto alle ore 22.30.

Partecipazione libera e gratuita
Si consigliano calzature per camminata su sterrato e sentiero.
Utile l’uso di una piccola torcia tascabile
Non si assume alcuna responsabilità per fatti e accadimenti.
Parcheggio auto a Figino via Ponte del Giuscano
Mezzi pubblici: 
Fermata bus 72
(collegamento con le stazioni M1)
e 80 a Figino in via Morelli
(collegamento con le stazioni M5)

info:  Siro Palestra 3356558267 . Massimo de Rigo 3394448574 .

CSA Petrarca – http://csapetrarca.it/

Il CSA Petrarca ospite della Festa medioevale della scuola “Benedetto Marcello”

Anche quest’anno il CSA Petrarca Onlus ha avuto il piacere e l’onore di presentare il proprio gazebo alla scuola media “Benedetto Marcello” di via Constant 19 nell’ambito dell’annuale Festa Medievale organizzata dall’Istituto scolastico.La nostra associazione è stata l’unica ad essere invitata con un gazebo offerto dalla scuola, spazio che si è subito animato con i nostri soci presenti ed i numerosi ragazzi e genitori incuriositi dalla nostra attività mostrata attraverso i pannelli e le pubblicazione esposte e guidati con passione dal Presidente Massimo de Rigo, Cavaliere Templare in questo giorno di festa.
A tutto ciò si unisce l’orgoglio nel vedere come la scuola continui a mostrare riconoscenza verso la nostra associazione a cui è legata per il Vincolo Monumentale DM 9.3.99 che ha salvato dall’abbattimento Villa Linterno. Un doppio filo che unisce l’Istituto al CSA Petrarca ed alla storia degli ultimi venti anni della nostra zona, fatta di battaglie, manifestazione, eventi culturali e ripagata dall’affetto di chi ci segue e sostiene.

La lusiroeula de quart  

VENERDI SERA 1 GIUGNO h 21 PARCO DELLE CAVE Milano 

RITROVO Parcheggio  angolo vie R. ROSSELLINI / PAONE, Milano (zona ospedale San Carlo)

ore 21.15 inizio escursione lungo il Percorso Petrarchesco (~ 2 km – termine alle ore 22.30 circa)

All’imbrunire della sera si cammina verso l’area naturalistica e la zona umida.

Dalla Cava Aurora si prosegue lungo il sentiero Boscaccio di Cava Casati e la stradina delle marcite di Villa Linterno

Partecipazione libera e gratuita

Si consigliano calzature per camminata su sterrato e sentiero.

Utile l’uso di una piccola torcia tascabile

Non si assume alcuna responsabilità per fatti e accadimenti.

Mezzi pubblici: 

Bus 49 (MM5 San Siro Stadio/direzione P.zza Tirana) 

Bus 49 (MM1 Inganni/direzione P.zza Lotto)

info: Massimo de Rigo 3394448574 . Siro Palestra 3356558267 . Isidoro Spirolazzi 3387634115

CSA Petrarca – http://csapetrarca.it/ – derigomassimo@gmail.com  

* in caso di maltempo, ripetizione GIOVEDI 7 giugno 2018

Petrarca si ricorda di Milano. E Milano invece?

Venerdì 9 febbraio 2018, presso la storica e prestigiosa sede dell’Università Popolare di Milano in Via Terraggio, 1, si è tenuto un incontro, promosso dal CSA Petrarca Onlus e l’Università Popolare di Milano dal titolo. “Petrarca e la Milano dei Visconti. L’invenzione dell’Umanesimo”.

L’Università Popolare di Milano è dal 1901, data della sua fondazione, un faro di cultura che illumina la nostra città e poter proporre in quella sede un incontro petrarchesco è stato per il CSA Petrarca un grande onore e un impegno che è stato il riconoscimento di tanti anni spesi a valorizzare la figura di Francesco Petrarca e la sua residenza di Villa Linterno.

La grande sala era gremita e l’interesse non è mai scemato nelle due ore abbondanti che è durato questo incontro. Ha esordito il presidente dell’Università, l’esimio professore Ermanno Arslan che ha introdotto l’incontro sottolineando in modo particolare la smemoratezza della città di Milano di fronte alle proposte culturali e le potenzialità di sviluppo che queste offrirebbero se adeguatamente raccolte. Sono seguiti gli interventi dei relatori a cui si sono intervallati le letture petrarchesche recitate con passione dall’attrice Debora Mancini accompagnata al pianoforte dalle atmosfere musicali di Daniele Longo.

Il primo intervento, di Roberto Gariboldi vice presidente del CSA, si è concentrato sulla figura di Petrarca come inventore dell’Umanesimo e come Milano sia stata la culla di questo movimento culturale che ha formato la tradizione culturale per secoli di tutto il mondo. Si è illustrato come durante il periodo passato a Milano, Petrarca abbia realizzato in pratica il modello di vita umanistico, lavorando alle sue opere, studiando gli antichi e i padri della Chiesa e coltivando le sue amicizie. In tutto questo emerge la presenza dei Visconti, non i tiranni come hanno sempre fatto credere gli avversari fiorentini, ma principi del loro tempo, duri ma attenti agli aspetti culturali: i centosettanta anni di dominio visconteo sono stati per la nostra città un grande momento di crescita e la corte dei signori di Milano è stata delle più splendide d’Italia. Petrarca ha regalato a Milano la primogenitura dell’Umanesimo, mentre questa città ostinatamente continua a dimenticarlo, quasi fosse un oscuro personaggio senza importanza e non uno dei forgiatori della cultura mondiale di tutti i tempi.

È seguito l’intenso intervento di Mons. Giovanni Balconi, che si è concentrato sulla poesia di Petrarca mettendo in rilievo la figura reale di Laura e di come la poesia petrarchesca possa essere il filo conduttore per interpretare la vita della città, senza necessariamente entrare in contrasto con gli aspetti naturali della campagna.

Ha concluso l’appassionato intervento di Massimo de Rigo, presidente del CSA Petrarca, il quale, dopo aver descritto alcuni aspetti della Milano e del contado visconteo all’epoca di Petrarca (ricordo di Franco Zamboni), si  è concentrato sulla storia di Villa Linterno (l’antica Infernum), illustrando una sintesi delle attestazioni storiche che testimoniano la presenza del poeta. È stato presentato anche un nuovo contributo, un documento recentemente scoperto presso l’Archivio Diocesano di Milano: la relazione di una visita pastorale del 1586 alla pieve di Trenno, dove si cita esplicitamente l’oratorio dell’antica Infernum/Linterno. L’intervento ha messo in rilievo la battaglia del CSA Petrarca per difendere le decorazioni affrescate del nucleo storico (destinate a distruzione) e si è poi concluso con l’esposizione delle criticità  del recente “cosiddetto restauro”, illustrando i numerosi punti negativi di questo approssimativo intervento non certo rispettoso del Vincolo Monumentale e augurando una definitiva destinazione d’uso adeguata all’ambiente, che da troppi anni vive precariamente e senza una chiara strategia futura.

Roberto Gariboldi – CSA Petrarca Onlus

Petrarca e la Milano dei Visconti

È tesi comune che lʼUmanesimo italiano sia di matrice toscana. Forse è ora di avviare una riflessione circa questa ipotesi. Senza sminuire il grande contributo toscano allʼUmanesimo, occorre ricordare che lʼItalia di allora era un insieme di stati indipendenti dove ogni corte si disputava personaggi illustri. Avvenne la frammentazione in tutta la penisola di questo movimento culturale sviluppatosi dalla metà del Trecento al Quattrocento, caratterizzato da una rinnovata centralità dell’uomo e dal recupero della civiltà culturale greco-latina.

Francesco Petrarca fu il primo umanista in assoluto e a Milano, formando un insieme di persone che proseguirono questa tradizione di ricerca e di studio definita umanistica. Milano e la sua corte viscontea divennero un polo umanistico di primaria importanza nel panorama della cultura europea.

In questo incontro si cercherà di illustrare questo aspetto poco esplorato di Petrarca a Milano, dove il poeta visse la sua maturità artistica, arricchendo il mondo culturale milanese e creando generazioni di umanisti di valore.

Uno dei luoghi preferiti da Petrarca fu la sua residenza agreste di Villa Linterno, un luogo magico e uno dei motori ispiratori del poeta verso la ricerca umanistica. La rigogliosa natura attorno a Linterno, tuttora visibile, fu un ambiente insostituibile per la sua ispirazione. La sua residenza con le preziose decorazioni affrescate, destinate alla distruzione e faticosamente difese dai volontari del CSA Petrarca, sono patrimonio di tutta la collettività presente e futura.