I Templari dopo i Templari

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Sabato 17 ottobre il CSA Petrarca propone la tradizionale conferenza sui Templari in un luogo magico, Morimondo nello splendore della sua abbazia, che si ricollega al più celebre ordine religioso cavalleresco. Tema portante della conferenza sarà il parallelo tra storia e mito fantastico.

L’Abbazia di , fondata nel 1134 fondata nel 1134 da dodici monaci cistercensi provenienti da Morimond, è stata la prima a dare il via alla grande opera di bonifica della campagna a sud di Milano. Quasi certamente l’Ordine del Tempio fu partecipe alle vicende dell’Abbazia (alcuni fregi e simbologie ne sono testimonianza) a cominciare dal fatto che essa, al pari di tante altre abbazie cistercensi, risentì dell’influenza delle alterne vicende che colpirono l’Ordine. Prosperò e crebbe durante il periodo di massima potenza e ricchezza dei Templari, e l’inizio del suo declino avvenne in concomitanza della disfatta dell’Ordine, a seguito della sua condanna. È verosimile ipotizzare che, data la stretta relazione tra i due ordini (quello Cistercense e quello Templare, entrambi accomunati dall’imponente figura di San Bernardo di Chiaravalle), le abbazie cistercensi ricevevano donazioni e prosperavano grazie anche all’appoggio, diretto o indiretto, dell’Ordine Templare il quale, lo ricordiamo, durante i secoli XII e XIII aveva raggiunto una ricchezza ed una potenza senza pari, da poter competere con re ed imperatori.

All’alba del 13 ottobre 1307, mentre i Monaci Cavalieri del Tempio di tutto il regno di Francia assistevano alle funzioni religiose, gli uomini di Filippo IV il Bello, con un’operazione di polizia pianificata nei minimi dettagli, irruppero nelle chiese, case e fattorie dell’Ordine del Tempio, arrestando tutti i presenti. In seguito vennero istituiti due processi: il primo, alla fine del 1307, gestito dagli inquisitori del re; il secondo dall’agosto 1309 al giugno 1312, voluto da papa Clemente V; processi che terminarono il 18 marzo del 1314 con il tragico rogo del maestro Jacques de Molay e del precettore di Normandia Goeffrey de Charney sull’Ile des Juifs della Senna di fronte alla cattedrale parigina di Notre-Dame.

L’aneddotica vuole che, prima dell’esecuzione, Jacques de Molay abbia invitato i maggiori responsabili della distruzione dell’Ordine templare, re Filippo il Bello e papa Clemente V, a comparire di fronte al tribunale di Dio. La morte entro l’anno di entrambi i personaggi non fece altro che rafforzare l’idea comune che i Templari fossero vittime di un crimine blasfemo contro la Cristianità.

I Templari, asceti monaci-soldati con una fede travolgente e incredibili eroi in battaglia, furono dunque cancellati dalla Storia in modo tragico dopo due secoli di gloria, privando la Chiesa e la nostra civiltà di un’esperienza mai più riproposta, ma il loro ruolo di difensori ad oltranza della Cristianità non fu l’unico assolto in Terrasanta e questo ha fatto nascere leggende, segreti e fantasie.

Da fatti reali la leggenda dei Templari è sfociata quindi nel mito ed esempio palese ne è il romanzo “Il Codice Da Vinci”.

Molto altro è stato scritto sui Templari e molte questioni concernenti questo Ordine monastico-cavalleresco sono tuttora irrisolte. Con un argomento tanto carico di romanticismo, gli storici spesso hanno difficoltà a separare la realtà dalla fantasia. Inoltre, la scomparsa dell’archivio centrale dell’Ordine nella tardo Medio Evo costituisce una gravissima perdita della memoria che oggi la collaborazione tra storici ed archeologi sta lentamente ricostruendo, mettendo a fuoco un percorso sempre più documentato sui Cavalieri del Tempio.

 

Lucia Zémiti, studiosa di storia medievale, in particolare dell’ordine monastico Cistercense e di quello Templare, nella sua relazione “Simbologia Templare. Tracce di esoterismo dall’Abraxas al Sator” affronterà l’argomento del difficile orientamento tra le decine di simboli che permeano la storia dell’Ordine più popolare tra quelli monastico-cavallereschi. Simboli in gran parte inventati molti anni dopo la scomparsa dei Templari: dalla nutrita schiera di pagine di romanzi che  hanno invaso la letteratura popolare, al presunto legame tra i Cavalieri e la Massoneria, passando per il legame tra le varie eresie. Una carrellata analitica sull’intricata selva costituita da immagini, scritte e reliquie che accompagnano, da secoli, la storia e la leggenda di questo esercito al servizio di Dio.

 

Roberto Gariboldi, archivista, saggista storico e vice presidente del CSA Petrarca, nel suo intervento “I Templari, dalla storia alla nascita del mito” affronterà la nascita e le motivazione del continuo interesse verso questo Ordine militare religioso anche dopo la sua soppressione. Prima in modo soffuso e a partire dalla metà del ‘700 con maggiore forza, si è sviluppata una storia carsica, nascosta, non ufficiale, misteriosa ed esoterica che ha alimentato mille rivoli di avvenimenti, storie e personaggi che più o meno coerentemente dicevano e dicono di rifarsi ai Templari. Il fuoco del rogo di Parigi non si è mai spento e dalle braci nascoste sotto le ceneri, come l’araba fenice, ha consentito il risorgere sotto le forme più strane ed improbabili dell’idea templare, sino a raggiungere il parossisimo con l’esplosione di ricerche storicamente valide ma, in questi ultimi anni, anche puramente fantastiche.

 

Massimo de Rigo, studioso di esegesi storica del territorio e presidente del CSA Petrarca, nella relazione finale “Il Codice Da Vinci a Milano, misteri e realtà templari” analizzerà alcuni riferimenti toponomastici, artistici e architettonici milanesi di questo romanzo thriller di successo scritto da Dan Brown: pubblicato nel 2003, a settembre 2009 ne erano state stampate 80 milioni di copie in tutto il mondo ed era stato tradotto in 44 lingue. Molti studiosi hanno criticato l’opera di Dan Brown per le sue discusse ricostruzioni storiche e documentali, sollevando una serie di critiche relative alle inesattezze presenti nelle fonti del romanzo, quali la Maddalena e il Priorato di Sion a cui vengono collegati i Templari e più tardi anche la massoneria. “Il Codice Da Vinci” è stato accusato di distruggere la dottrina cattolica e la storia della Chiesa, ma ha avuto l’indubbio merito di suggerire un interesse pubblico profondo verso Gesù e il Cristianesimo.

 

Massimo de Rigo – CSA Petrarca http://csapetrarca.it/

MILANO VERGOGNATI!

Potente e chiara è uscita la condanna verso gli amministratori della nostra città, così esordiva il professor Luigi Zanzi: “Vergognati Milano! Non si trattano in questa maniera i nostri monumenti!”. Condannando senza appello la trascuratezza della nostra amministrazione che ha verso la Cascina/Villa Linterno, unica reliquia petrarchesca che la nostra città possiede del soggiorno milanese del grande Francesco Petrarca.

L’occasione per questo anatema era la presentazione dell’ultima fatica letteraria del professor Luigi Zanzi dal titolo “Trittico alpino”, come dice il titolo il volume è diviso in tre capitoli: Il primo è dedicato a Francesco Petrarca e alla sua lettera che descrive la sua ascesa al monte Ventoso (Familiari, IV, 1), questo primo capitolo occupa più della metà del volume. Gli altri due capitoli sono dedicati a Dante Alighieri e il suo rapporto con la montagna e l’ultimo è dedicato al pittore espressionista Paul Cézanne e la sua visione pittorica del mondo alpino.

La sede prestigiosissima era la sala del Consiglio del Touring Club Italiano in corso Italia 10, onusta di storia patria, luogo ideale per questa immersione nella nostra cultura e per presentare alla cittadinanza questa opera edita da Ulrico Hoepli.

La sala era gremita. Dopo un ringraziamento del console del Touring Gian Mario Maggi, ha preso la parola Massimo de Rigo, presidente del CSA Petrarca, associazione organizzatrice dell’evento, il quale ha illustrato il pericolo di oscuramento della memoria petrarchesca e del Vincolo Monumentale che pesa su Villa Linterno, illustrando con dovizia di particolari le parti dolenti del progetto di restauro attualmente in atto. Il pubblico si è mostrato particolarmente colpito da questo intervento.

Per la presentazione erano presenti, oltre all’autore, tre grandi personaggi della cultura alpina e turistica d’Italia, tre uomini che hanno onorato con il loro lungo e indefesso lavoro il nostro Paese: L’ingegner Francesco Cetti Serbelloni, vice presidente dal 1984 al 1988 e presidente del Touring dal 1988 al 1991, fondatore in seno all’Alleanza per il turismo internazionale del Comitato Etico per il Turismo e l’Ambiente e socio di numerose associazioni a livello internazionale.

Francesco Cetti Serbelloni, classe 1926, con una straordinaria freschezza ci ha illustrato l’importanza che ha per l’umanità il muoversi, il conoscere, lo stringere relazioni e ci ha indicato come un esempio luminoso di questo criterio di vita è proprio Francesco Petrarca, instancabile viaggiatore, amante della cultura e dei libri, amante della natura (inventore del panorama così come ha detto il nostro relatore) e grande coltivatore di amicizie.

Il secondo relatore era il professor Luigi Rizzi, il massimo esperto italiano del mondo Walser, autore di innumerevoli volumi sulla montagna e il suo mondo, presidente della Fondazione Enrico Monti di Anzola d’Ossola. L’intervento di Rizzi si è concentrato sulla lettera di Francesco Petrarca dedicata all’ascensione al monte Ventoso, analizzando l’importanza che questa lettera ha per la letteratura di montagna, di come questa costituisca il primo esempio di un genere letterario destinato nei secoli ad un grande successo, di seguito ha accennato anche agli due capitoli del libro in questione.

Il terzo relatore era il giornalista Teresio Valsesia, già direttore della Rivista del Club Alpino Italiano, autore di più di trenta volumi d’argomento montano, inventore del “Trekking Camminaitalia”, che attraversa tutta l’Italia da sud a nord ed è il sentiero attrezzato più lungo del mondo.

Il suo intervento si è concentrato sulla fatica del camminare, di come questa fatica ci costringa a riflettere sulle motivazioni del nostro agire, di come il camminare sia una felice scoperta del mondo nei suoi particolari più reconditi e spesso più belli, ha concluso l’intervento narrando alcuni aneddoti vissuti in occasione di “trekking” e di come camminando spesso si possano creare accostamenti fra citazioni letterarie e fatica del camminare.

Ha concluso l’incontro l’autore del libro, il professor Luigi Zanzi, docente alle università di Genova e Pavia, autore di innumerevoli studi sui sacri Monti, sui più disparati aspetti del mondo alpino e su argomenti diversi di letteratura italiana, con un particolare affetto per Niccolò Machiavelli.

Zanzi, seppur sofferente di una grave malattia, ci ha dato un grande e commovente esempio di vitalità e amore per la cultura. Il suo intervento si è concentrato quasi esclusivamente su Petrarca, spiegando il significato di quanto ha scritto a proposito della lettera del Ventoso.

In questo suo capitolo smonta punto per punto la tesi del professor Giuseppe Billanovich, il quale sosteneva che Petrarca non avesse mai fatto questa ascensione e che fosse uno spunto letterario per motivare la sua conversione. Luigi Zanzi con una acribia tipica dello studioso intellettualmente onesto dimostra come questa ascensione sia effettivamente avvenuta, ripercorrendo, anche fisicamente, i sentieri a suo tempo percorsi da Francesco e da suo fratello Gherardo, ci ha invitato a prendere in considerazione le opere filosofiche di Petrarca, troppo trascurate dalla critica, ma ricche di grandiosi insegnamenti, innovativi per l’epoca e ancor oggi estremamente validi.

Zanzi ci ha insegnato, nel suo intervento, cos’è il “valore” punto cardine del pensiero filosofico di Petrarca, è il “valore” applicato a tutti gli aspetti della vita che dà significato e importanza a ciò che facciamo e viviamo.

Una gran pomeriggio di cultura, condotti per mano da un uomo eccezionale a scoprire uno dei nostri massimi geni, che a Milano ha vissuto ben otto anni ma che, misteriosamente, i milanesi trascurano e dimenticano.

Roberto Gariboldi – CSA Petrarca

Il Papa dei Lavoratori

È con grande gioia che il CSA Petrarca ha accolto l’invito di Mons. Giovanni Balconi di organizzare la presentazione della sua ultima fatica: il libro “IL PAPA DEI LAVORATORI” realizzato in collaborazione con Pietro Praderi.

L’evento si è svolto in una cornice di prestigio, grazie alla disponibilità del Touring Club e in particolare dell’instancabile GianMario Maggi: la splendida Sala del Consiglio, luogo che racconta un secolo di storia milanese. Scrive nella sua relazione Luigi Amicone, scrittore e giornalista “Quello che impressiona nella mole di documentazione e riflessioni di monsignor Balconi e dell’aclista Praderi, è che non c’è intervento, lettera, predicazione di Paolo VI tra e per i lavoratori, in cui il papa non colga l’occasione per esibire la predilezione e una grande speranza che egli ripone nelle Acli. All’epoca il comunismo era al potere in metà del pianeta ed era convinto di aver reso obsoleto il fatto religioso. Il liberismo, d’altra parte, al potere nell’altra metà del pianeta, credeva di avere reso obsoleto il fatto religioso semplicemente relegandolo nella cosiddetta “sfera privata” e sostituendo Dio con l’uomo prometeico e utilitarista, fabbricatore e consumatore. L’On. Giovanni Bianchi, Presidente delle ACLI dal 1987 al 1994, già segretario della Camera dei Deputati e fondatore del Circolo Dossetti, ha saputo trasmettere ai presenti la grande figura di Papa Montini, uno dei pilastri della nostra epoca con i suoi interventi sul lavoro che danno un’interpretazione nuova nei confronti della dottrina sociale della Chiesa. È il Papa che dedica un’attenzione esclusiva al mondo del lavoro. Si ricordi, la Messa della Vigilia del Natale del 1968 tra gli operai dell’Italsider di Taranto. Pietro Praderi, presidente nazionale della Lega dei Consumatori, ha raccontato il suo difficile ma appassionato percorso per costruire il suo contributo alla redazione del libro, evidenziando il difficile passaggio dalla società contadina a quella industriale conservando i valori cristiani in fabbrica. Paolo VI afferma: “Le teorie liberiste e marxiste sono in crisi: si sgretoleranno. La verità è nostra: è Cristo, è il Vangelo. Verità necessaria e sufficiente per una giusta comprensione della vita umana”.

Ha concluso l’evento, che ha riscosso grande successo di pubblico e interesse, il coautore del libro Mons. Giovanni Balconi, membro del Capitolo Metropolitano Maggiore della cattedrale di Milano e responsabile del coordinamento dei Centri Culturali Cattolici della Diocesi di Milano. La sua è stata una vera “Lectio Magistralis” sull’azione formativa della cultura cristiana in fabbrica sostenuta energicamente da Papa Montini.

Ha infine ricordato come “Senza cultura non si va da nessuna parte” e nel mondo di oggi è in crisi l’Umanesimo e i valori affermatisi nella cultura umanistica: la concezione dell’uomo e della sua dignità quale autore della propria storia.

Coronamento del pomeriggio è stato lo splendido intermezzo musicale dell’arpista Laura Sofia Caramellino, compositrice e vincitrice del premio 2014 “Petali di Donna” a Ponzano Monferrato.

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CASCINA LINTERNO. IL REBUS RESTAURI

Sono partiti in questi giorni i lavori di risanamento conservativo alla Cascina Linterno, di cui ci siamo già occupati su queste colonne. Ne siamo felici. Il ritardo è dovuto a un intervento del TAR sollecitato da un costruttore escluso dalla gara e poi riabilitato. Purtroppo la felicità è durata poco. Infatti il CSA Petrarca, l’associazione che da tempo si batte per la valorizzazione dell’antica dimora petrarchesca, non consultato dal Comune di Milano appaltante, né invitato al gruppo di lavoro che affianca I’amministrazione, si è rivolto a un noto amministrativista quale I’avvocato Francesco Perli che ha provveduto a redigere due esposti: uno al ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini e un altro al presidente dall Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone. L’idea di formulare esposti anziché ricorrere direttamente all’autorità giudiziaria rimarca lo spirito costruttivo dell’associazione. I lavori appaltati infatti ignorano I’esistenza di affreschi e del vincolo monumentale della Soprintendenza. Ciò fin dalla concezione del progetto dei lavori, inserito fra le opere in preparazione di Expo 2015, forse per fruire delle semplificazioni amministrative applicate a questo eyento, ma del tutto improprie per un bene monumentale. La stessa cosa nella redazione della gara d’appalto, non rivolta soltanto ad imprese qualificate per intervenire su beni culturali. Poiché queste osservazioni erano già state rivolte all’amministrazione, questa rispose che aveva redatto un nuovo progetto. Agli atti questo non risulta, è cambiata solo la copertina dove si trova una data del 2014. Il resto è invariato, compresa l’anomalia di un progetto del 2013 che dovrebbe tener conto delle osservazioni della Soprintendenza del 2014 relative agli affreschi. Infine il prezzo dei lavori, per un milione e 118 mila euro, applicato a circa 300 metri quadrati, con un costo unitario di 3.700 euro, spropositato per un intervento conservativo. Di qui l’esposto anche a Raffaele Cantone. Se iI ministero non interverrà, gli affreschi di età petrarchesca saranno compromessi dalla realizzazione di servizi igienici e scale di servizio senza provvedimenti tecnici di conservazione. Non sarebbe il caso che il sindaco Giuliano Pisapia avocasse a sé l’intera questione, ridistribuendo la delega all’assessorato di competenza trattandosi di un bene culturale? Non sembra in effetti un problema urbanistico, né di edilizia privata e la destinazione agricola della cascina appare francamente un minus rispetto alla sua importanza culturale.

© Corriere della Sera

(Franco Morganti)