Ma i tempi sono mutati

Ma i tempi sono mutati;

 i re della  terra hanno dichiarato guerra alle lettere;

 temono, io credo, di macchiare d’inchiostro l’oro e le gemme,

 ma non d’avere un animo sordido e accecato dall’ignoranza.

 (Petrarca – Familiari, VII, 15, indirizzata a Luchino Visconti)

 

Sabato pomeriggio tutti i soci del CSA Petrarca avevano gli occhi lucidi per la commozione e il cuore gonfio d’orgoglio come quando si conquista una cima lungamente desiderata e dalla quale, finalmente, si può dominare tutto il panorama circostante.

Per la prima volta l’assemblea annuale dei soci si teneva a casa Petrarca, la sede che tutti hanno sempre avuto nel cuore e che per tanti anni si è fatta attendere. Casa Petrarca ospitava, aprendo le sue stanze avite, a noi tutti accogliendoci come se fosse sempre stata la nostra casa.

Non vi parlerò della seduta, lascio questo incarico al verbale ufficiale, io desidero parlarvi solo dell’emozione e dei sentimenti scatenati da questo luogo magico. Qui potremo progettare liberamente il nostro futuro culturale, non più in esilio, qui potremo issare ben alta la bandiera  dell’impegno culturale che ci ha sempre accompagnato anche nei tempi meno favorevoli. Qui potremo aderire alla richiesta del nostro amato nume tutelare che ci  invita, come nella lettera a Luchino Visconti, a tener duro e lavorare sempre per la cultura.

Verso il tramonto il sole penetrava dolcemente dalle finestre, la riunione era terminata, i soci si erano raccolti attorno al tavolo per un momento di festa, dall’empireo dei poeti Francesco Petrarca sorrideva felice di vedere un gruppo di amici che si riuniva in suo ricordo e con un cenno del capo ci benediceva.

La certezza di essere nel giusto, l’ostinazione che ci viene dal combattere una battaglia meritevole del nostro impegno ci ha sempre mosso e sostenuto, quindi, amici, ora che siamo arrivati, schiena dritta, teniamoci per mano e intoniamo il poderoso peana dei costruttori di città (noi invece di Cultura):

 In luoghi abbandonati

 Noi costruiremo con mattoni nuovi

 Vi sono mani e macchine

 E argilla per nuovi mattoni

 E calce per nuova calcina

 Dove i mattoni sono caduti

 Costruiremo con pietra nuova

 Dove le travi sono marcite

 Costruiremo con nuovo legname

 Dove parole non sono pronunciate

 Costruiremo con nuovo linguaggio

 C’è un lavoro comune

 Una Chiesa per tutti

 E un impiego per ciascuno

 Ognuno al suo lavoro.

(T.S. Eliot, La Rocca, coro I)

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