Tratto dal I libro del ‘De vita solitaria’

…Stare come in un posto di vedetta, osservando ai tuoi piedi le vicende
e gli affanni degli uomini, e vedere ogni cosa – e particolarmente te
stesso – passare con tutto l’universo; e non dover sopportare le molestie
di una vecchiaia furtivamente insinuantesi, prima di averne sospettato
l’appressarsi (questo accade a tutte le persone indaffarate), ma vederla
molto tempo prima, e prepararle un corpo sano e un animo
sereno. Sapere che questa non è la vita, ma l’ombra della vita; un
albergo, non una casa; una strada, non la patria; una palestra, non una
stanza. Non amare ciò che è transitorio e desiderare ciò che rimane: ma
finché quello ci è accanto, sopportarlo in pace. Ricordar sempre di
essere mortali, cui tuttavia è stata assicurata l’immortalità. Far andare
indietro la memoria, vagabondare con l’animo per tutti i tempi, per tutti
i luoghi; fermarsi qua e là, e parlare con tutti quelli che furono uomini
illustri; dimenticare così gli autori di tutti i mali che ci sono accanto,
talvolta anche noi stessi, e spinger l’animo tra le cose celesti,
innalzandolo al di sopra di sé; meditare su ciò che lì accade, accendere
con la meditazione il desiderio, ed esortare per converso te stesso,
accostando al tuo cuore già in fiamme le fiaccole, per così dire, delle
parole ardenti. È questo un frutto – e non è l’ultimo – della vita solitaria:
chi non l’ha gustato non l’intende…
…e verso gli antichi non essere ingrati, ma render noti i loro nomi se
sconosciuti, farli ritornare in onore se caduti in dimenticanza, trarli
fuori dalle macerie del tempo, tramandarli alle generazioni dei
pronipoti come degni di rispetto, averli nel cuore, averli sulle labbra
come una dolce cosa…
La Via del Petrarca
https://www.youtube.com/watch?v=hmUIWyuKACU
